Home Punti di vista CORREVA L’ANNO 2016: UNA GRANDE STORIA D’AMORE IN UNA LETTERA DEL 1945

CORREVA L’ANNO 2016: UNA GRANDE STORIA D’AMORE IN UNA LETTERA DEL 1945

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Scrivere una lettera alla propria amata, provare, con quelle poche righe, ad accorciare la distanza fisica e temporale, immaginare l’entusiasmo della stessa al momento del ricevimento della missiva, impegnarsi nell’utilizzo di una grafia quanto più leggibile ed elegante possibile.

Scrivere una lettera a mano è un modo di comunicare che non appartiene quasi più ai nostri giorni. Ognuno di noi, però, può facilmente immaginare quanto atteso fosse quel pezzo di carta prima dell’avvento delle tecnologie. Un modo per sentirsi “vicino” ai propri cari, per assicurarsi circa le loro condizioni di salute, per mantenere accesso l’amore, per infondersi coraggio…in attesa di un vero e proprio abbraccio!

Ed è proprio una lettera d’amore, ingiallita nel corso del tempo, ma vibrante di passione, ad esser stata scoperta nel gennaio del 2016 da una cittadina ruvese mentre curiosava sul noto sito di E-bay, prima di essere venduta.

Una vera e proprio testimonianza d’amore, risalente agli anni della seconda guerra mondiale, quella scritta da Pietro Catalano e indirizzata alla moglie Maria che lo aspettava, trepidante, nella loro casa a Ruvo.

«14 – 9 – 1945. Mia cara, come mai non hai scritto il foglio intero nella lettera con la foto? Solo metà. Scrivi a lungo e più spesso con lettera. Parlando di Molfetta hai detto che se stavo io saremmo andati insieme invece adesso devi portare addietro (che cosa?) non fai la schiava! E’ da un pezzo che ogni tanto mi scrivi qualche cosa che non riesco a spiegarmi e mi fai supporre – pensare. Del resto mi racconterai tutto poi! Sei stata una settimana da mia madre anche di notte, per un mal di denti poi! Ad ogni modo ricordati che non voglio assolutamente  che andando lì, ti mettessi a fare qualsiasi servizio che riguardi la bottega e cerca di scegliere quando devi andare per evitare seccature – non altro -. Hai detto che gli zii sono venuti. Beati loro! E Rocchino e babbo come stanno? E mamma? E tu? Perché non mi racconti più chiaramente certe cose? Anche io cara non ne posso più a viverti lontano ma ora siamo per ritrovarci, per riaverci. Coraggio ancora un po’. Passerà anche questo periodo che certo è il più duro ma pensa poi dopo: quanta ruggine andrà via! A Milano digli che gli scrivi due cartoline da tanto tempo e mandagli i saluti miei. Saluti cari a tutti, tanti tanti bacioni e abbracci. Tuo marito Pierino».

Da quel poco che è dato sapere, secondo quanto riportato sulla busta – P.O.W. Postal Section, Middle East, Egypt – Pietro Catalano era un sergente maggiore, prigioniero di guerra in Egitto nel Campo 312, uno dei campi di prigionia allestiti dai Britannici in Nord Africa, durante la Seconda Guerra Mondiale.

Un’emozionante testimonianza di questa grande storia d’amore che ha saputo resistere alla distanza e al destino di due giovani sposi separati troppo presto per via del secondo conflitto mondiale.

 

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