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CORREVA L’ANNO 1942: IL CROLLO DI DUE NAVATE DELLA CATTEDRALE

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La Cattedrale di Ruvo di Puglia, fiore all’occhiello del nostro centro storico, è stata per lungo tempo oggetto di diversi interventi di modifica, l’ultimo dei quali successivo al crollo che la notte del 30 gennaio 1942 interessò due navate della stessa.


Il tempio, dedicata a Santa Maria Assunta, fu costruito tra il XII e il XIII secolo a seguito delle invasioni barbariche e degli eventi bellici che, nel XII secolo, rasero al suolo l’intera città.

Con molta probabilità l’innalzamento  della Cattedrale fu decretato da Roberto II Bassavilla, signore di Ruvo e Conte di Loretello e Conversano, e l’allora vescovo Daniele. A partire dall’Età Moderna diversi furono gli interventi di modifica e trasformazione interessarono detto monumento.

Oltre all’altare maggiore, la Cattedrale, in origine, contava ben dodici alteri laterali che nel 1589 furono aumentati a quattordici. Inoltre, sulla navata sinistra fu costruita, con ogni probabilità intorno al 1640, la prima cappella dedicata al culto del Santissimo Sacramento, a cui si aggiunse quella di San Biagio e delle sue reliquie. Più tardi, in ragione dei contrasti tra il clero e il potere laico, l’altare maggiore fu demolito e sostituito con il trono del signore di Ruvo, nonché duca di Andria, Ettore Carafa. Sul finire del 1600, tuttavia, venne nuovamente costruito un nuovo altare.

Nella prima metà del Settecento, poi, il Tempio fu oggetto di importanti interventi di ampliamento tra cui l’allungamento di 2,40 metri per lato della facciata. Seguì la costruzione di nuove cappelle: sul lato sinistro vi erano quelle del coro di notte, del Crocifisso, di San Biagio, del Santissimo Sacramento e di San Lorenzo, mentre, sulla destra, furono edificate le cappelle dell’Addolorata, dei Santi Medici, della Madonna di Costantinopoli, di San Michele Arcangelo e della Madonna di Pompei.

Nell’intento di riportare la Cattedrale alla sua iniziale veste romana, nella prima metà del XX secolo si susseguirono una serie di ulteriori interventi atti ad eliminare le aggregazioni e le aggiunte strutturali tipiche della corrente tardo barocca. I lavori furono seguiti dall’architetto Ettore Bernik che tra il 1901 e il 1925, sul modello della Basilica di San Nicola di Bari, costruì un nuovo ciborio, cui seguì l’apposizione di una vetrata policroma raffigurante l’Immacolata.

A seguito della demolizione di tutte le cappelle, furono costruiti, poi, i muri perimetrali delle due navate. Proprio il crollo improvviso di quello di sinistra, avvenuto nella notte del 30 gennaio 1942, trascinò via due delle tre navate a crociera, senza che, tuttavia, nessuno degli abitanti di quella zona avvertisse nulla. Fu solo all’indomani mattina che il custode, giunto nel tempio, ebbe contezza del grande disastro e delle grande lesioni riportate dallo stesso.

La ricostruzione del muro crollato, realizzato con l’obiettivo di donare simmetria alla parte interna del monumento, chiuse il lungo periodo di interventi che per secoli interessarono la Cattedrale, donando l’immagine della stessa così come è tutt’oggi.

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