Le migrazioni al centro di un viaggio tra i sentimenti, le idee e le speranze di giovani dell’altra sponda del Mediterraneo sono state il fil rouge del cortometraggio del regista ruvese Dario Jurilli e di Clarissa Veronico, proiettato ieri nel chiostro della Pinacoteca Comunale di Ruvo di Puglia.

Come ha sottolineato l’assessora Monica Filograno, dopo il Talos Festival e l’intensa programmazione estiva, ancora una volta la Pinacoteca torna ad essere luogo di incontro e di confronto su temi caldi e politicamente attuali. A distanza di un anno dalla prima parte del progetto “Corpi Migranti” dal titolo “Un popolo di donne in viaggio”, il racconto si completa con le voci, a volte dall’italiano incerto, degli uomini protagonisti anche loro di un viaggio nell’animo e nelle gioie personali. Il linguaggio cinematografico si è rivelato prezioso strumento per trasmettere alla variegata comunità cittadina i messaggi sottesi tra le parole dei protagonisti. Le storie di persone profondamente belle hanno arricchito gli autori del corto, come un regalo inaspettato che ha attenuato col cuore la difficoltà di comunicazione.

I corpi migranti incontrati durante le riprese hanno offerto una nuova declinazione dell’immaginario: trovare diversi livelli di connessione con gli altri per imparare a giudicare solo dopo aver conosciuto. Ad alternarsi sono state le opinioni dei ragazzi su temi apparentemente comuni che hanno mostrato uguaglianze e differenze col nostro modo di pensare e agire nella quotidianità. Il rapporto con le madri, mai distaccato e sempre sentito, è preludio di un profondo rispetto per la propria donna e di un rapportarsi alla vita in modo del tutto diverso dal mondo occidentale. Anche sul tema della felicità, infatti, è stato chiaro un messaggio di intenso amore per la vita che spesso cantano sia nei momenti di gioia che in quelli di dolore. I consigli dei padri, i colori delle feste, gli odori del loro cibo, i canti, risuonano e riemergono sempre nelle loro menti che, seppur lontane, rendono nulla la distanza con la loro terra d’origine che tutti vorrebbero di nuovo rivedere e rivivere.

Il poco spazio riservato alle più tragiche vicende delle vite dei giovanissimi ragazzi intervistati dimostra, ancora una volta, la loro forte capacità reattiva alla tristezza, resa possibile dal benessere interiore insito nel loro essere uomini nati in terre lontane. L’infinito viaggio per raggiungere una terra migliore, ha segnato a fondo le esistenze di molti di loro che spesso hanno avuto in quella occasione il primo incontro con la morte. La morte più cruda, insensata e violenta.

L’invito della pellicola è, dunque, quello di avvicinarsi agli uomini, siano essi migranti o solo nostri vicini di casa, per comprendere insieme che la gioia è la vera arma per restare umani.

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