CENNI STORICI DELLA CONFRATERNITA DELLA PURIFICAZIONE

Simone Salvatorelli ci guida nella storia della Confraternita della Purificazione Addolorata!

Nel 1719 viene fondata a Ruvo da un instancabile predicatore gesuita, Domenico Bruno del Collegio di Bari, la Confraternita sotto il titolo di Purificazione- Sant’Ignazio.

Il Gesuita dopo una missione predicata al popolo ruvese fondò nella chiesa di San Carlo, oggi non più esistente, una congregazione formata da contadini e foresi.

Ad appena due anni dalla fondazione nel 1721 la congregazione si trasferì in una sede più ampia per l’esercizio delle funzioni di pietà e le riunioni, la sede interessata è stata la Chiesa sotto il titolo di Santa Maria di San Luca di patronato dei Mazzacane, oggi questa chiesa è aperta al culto dei Santi Medici.

Nella stessa chiesa il sodalizio avrebbe potuto sotterrare i corpi dei confratelli defunti.

A questo periodo risale la commissione del pregevole dipinto attribuito al maestro napoletano Giuseppe Mastroleo, della raffigurazione di una pagina del Vangelo di Luca sulla Presentazione di Gesù al Tempio e la Purificazione della Vergine. Era stato lo stesso Bruno convinto assertore dell’utilità delle immagini ai fini dell’educazione religiosa dei congregati, a volerne la realizzazione.

La Confraternita, la notte tra il 30 e 31 luglio 1991 ha subito il furto di questo dipinto, l’opera fu trafugata dalla sacrestia durante i lavori di restauro della Chiesa di San Domenico, fortunatamente il 25 novembre dello stesso anno fu recuperata e dopo un delicato restauro riconsegnata al culto.

La Confraternita pratica inoltre una devozione tutta particolare per la Vergine Addolorata seguendo in ciò quelle che erano state le raccomandazioni dello stesso Padre gesuita.

Le vicende legate alla soppressione della Compagnia di Gesù che coinvolse quasi tutti i regni europei non risparmiarono nemmeno la Spagna governata da Carlo III di Borbone, il quale emise un decreto di espulsione il 27 febbraio 1767.              Gli altri Stati borbonici imitarono presto l’esempio spagnolo, anche Ferdinando IV, espulse i gesuiti da Napoli e Sicilia nel novembre 1767, il tutto ebbe notevoli ripercussioni anche sulle opere avviate dai padri e sulle congregazioni fondate dall’ordine.

La congregazione di Ruvo venne sciolta nel 1768, dopo nove anni quegli stessi confratelli, con a capo l’avv. Don Lorenzo Scarongella D’aprile, si riunirono nel 1777 nella Chiesa di S. Maria di S. Luca e siccome non godevano del regio assenso per la fondazione e per le regole, ricorsero alla pietà del Sovrano Ferdinado IV per ottenerle ; ed infatti per mezzo della Real Camera di S. Chiara di Napoli, il 30 giugno 1777, veniva loro concesso il privilegio alle regole in carta pergamena. Le stesse furono presentate alla Real Corte il 7 settembre dello stesso anno e così la Confraternita fu riammessa sotto il titolo di “Purificazione”.

La rinascita della congrega non venne vista di buon grado dalle altre esistenti ed in particolare da quella del Carmine che giunse a dare causa ricorrendo nel 1790 alla Real Giunta degli Abusi, assistita dal giureconsulta Giovanni Jatta.

I motivi della controversia furono legati alla precedenza nelle processioni e nelle manifestazioni religiose, tuttavia i motivi dell’avversione furono ben altri più profondi, infatti il sodalizio fu accusato di dar scandalo al popolo per il fanatismo e l’arroganza dei suoi iscritti i quali a dire loro erano riusciti con la menzogna ad ingannare lo stesso re ottenendo così il riconoscimento alla fondazione e alle regole.

Tra il 1809 e il 1810, la Confraternita della Purificazione si insediò nella Chiesa di San Domenico acquisendone i diritti di proprietà il 20 novembre 1814 con lettera dell’intendente di Bari Principe Capece Zurlo.                     Ciò avvenne conseguentemente all’entrata in vigore delle leggi murattiane del 1809, le quali prevedevano la soppressione degli ordini religiosi nel regno di Napoli ed in particolare dell’ordine dei domenicani, con la conseguente confisca di tutti i loro beni la conversione dei conventi ad altro uso e il passaggio delle loro chiese al clero diocesano.

Nel 1819 si stabilirono nella chiesa di San Domenico i padri Scolopi che ne acquisirono il possesso sia della stessa chiesa che del convento, togliendo il diritto di proprietà alla Confraternita.

Per quanto riguarda aspetti devozionali e i culti promossi dal sodalizio, và sottolineato la centralità al culto della Vergine dei sette Dolori che gradualmente diviene principale rispetto a quello della Purificazione.

Già alla fine del 700 esattamente nel 1794 durante il priorato di Domenico Tambone venne commissionata ad un artista napoletano la statua vestita in gramaglie della Madre dolente.

A sancire l’importanza del culto il 28 marzo 1833 con approvazione papale del pontefice Gregorio XVI, alla Confraternita viene aggiunto il titolo dell’Addolorata.

In occasione dei restauri operati dai padri delle Scuole Pie alla chiesa di San Domenico dal 1854 al 1859, il sodalizio si stabilì provvisoriamente nella chiesa della Madonna dell’Isola oggi non più esistente, alla fine dei lavori ritornò in San Domenico a titolo definitivo.

Nel 1866 vennero soppressi gli Scolopi e il 23 maggio 1867 il Consiglio Municipale di Ruvo a pieni voti approva la richiesta della Confraternita per la cessione della chiesa al sodalizio.

Nel 1892 venne istituita la processione penitenziale della Madonna Desolata, da tenersi il venerdì precedente la domenica delle Palme giorno cioè della festa dei sette dolori della B.V. Maria istituita da Papa Benedetto XII agli inizi del 700.

I primi anni del 900 vedono completare lo scenario delle processioni così come noi oggi le conosciamo nell’ambito della Settimana Santa, la nostra Confraternita dal 1922 conclude il giorno di Pasqua con la processione di Gesù Risorto il ciclo dei riti legati alla Passione, Morte e Resurrezione di Nostro Signore.

Nel 1925 venne istituita nella chiesa di San Domenico la Parrocchia ad opera del Vescovo della diocesi Ruvo-Bitonto, Sua Ecc. Monsignor. Placido Ferniani, il quale scrivendo al Priore Sig. Luigi De Rosellis chiede che l’uso della Chiesa di San Domenico sia esteso anche a favore di una nuova Vicaria, che intende istituire a beneficio della popolazione di Ruvo e che prenderebbe il nome di Vicaria di San Domenico.

Non era stato facile per i sodali accettare la fondazione della nuova Parrocchia infatti, la congrega temeva di dover perdere a favore della comune convivenza con la neonata istituzione, quei diritti che aveva acquisiti sin dal 1867 anno in cui gli fu assegnata dal Consiglio Municipale della città la chiesa .

Nonostante le incertezze iniziali la Confraternita ha sempre partecipato in piena armonia con la Parrocchia a tutte gli avvenimenti e le attività pastorali.

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