Assessore all’Agricoltura: “Auspichiamo scelta consapevole in sede europea”

“Il sistema di etichettatura delle produzioni agroalimentari Nutri Score, proposto in sede europea dalla Francia, può rappresentare una reale minaccia per il nostro export, specialmente in questo momento storico, con un conflitto bellico ancora in atto, la crisi energetica e l’aumento vertiginoso dei prezzi. Ma non resteremo in silenzio e nelle interlocuzioni con il nostro Governo faremo sentire, come Regione, la nostra voce per dare merito e valore a un sistema produttivo nel quale abbiamo investito fortemente garantendo sicurezza, salubrità, tracciabilità e qualità”. Lo dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura commentando le trattative in corso questi giorni in Commissione europea per la scelta del modello di etichettatura nutrizionale, cosiddetta fronte pacco, da assegnare ai prodotti alimentari e obbligatoria per tutti i Paesi europei.

“Il sistema proposto dalla Francia, ‘a semaforo’, è semplicistico e non rende giustizia al principio sacrosanto della sicurezza degli alimenti in rapporto alla salute – prosegue l’assessore -. Un’etichetta basata su calorie e sostanze nutritive in valore assoluto fornisce dati fuorvianti sulle qualità di un alimento, tralasciando il più importante aspetto di una corretta informazione al consumatore sugli aspetti nutrizionali e sulle qualità dei prodotti, di cui i nostri sono parte fondante della dieta mediterranea, riconosciuta bene immateriale dell’umanità dall’UNESCO”.

“Un modello siffatto è in assoluta controtendenza rispetto alle scelte, alle strategie della nostra Regione nella tutela della qualità delle produzioni agroalimentari e vitivinicole regionali, che sono punto di forza e vantaggio competitivo importante per i produttori pugliesi, riconosciuto a livello nazionale, con un trend in costante e inarrestabile crescita, anche a livello europeo e internazionale. Senza contare che le nostre produzioni agroalimentari rappresentano – e sono parte integrante – del patrimonio culturale e gastronomico vivo del territorio. Per questo siamo pronti, contando sul lavoro prezioso dei nostri europarlamentari, a rappresentare le nostre giuste istanze a Bruxelles”.

L’industria alimentare pugliese rappresenta oltre il 21% del valore aggiunto rispetto alle regioni del Mezzogiorno e traina il settore agricolo al 4,2% del valore aggiunto dell’intera economia regionale: è un comparto che deve il suo enorme valore principalmente agli elevati standard qualitativi dei suoi prodotti e al loro stretto legame con il territorio, alle competenze dei produttori e alle tradizioni locali.

“Come Regione abbiamo messo in atto da anni – e continuiamo a farlo – moltissime strategie e azioni, anche con specifiche premialità, in favore dei produttori che investono e garantiscono qualità e tracciabilità delle produzioni agroalimentari. Da pochi giorni è anche on line sul portale istituzionale della Regione Puglia il sito dedicato alle produzioni agroalimentari e vitivinicole pugliesi a DOP e IGP, oltre che quelle a Marchio della Regione Puglia. È una piattaforma virtuale che restituisce nel dettaglio il quadro completo dei nostri prodotti di eccellenza e che permette ai consumatori di consultare le schede tecniche dei diversi prodotti, oltre alle normative comunitarie e nazionali che disciplinano gli elementi essenziali alla base delle loro qualità intrinseche”.

“Se approvata – conclude l’assessore – la nuova etichettatura europea determinerebbe un grave danno per le più importanti produzioni pugliesi, quali vino e olio, ma anche formaggi e insaccati, molte delle quali a denominazione di origine e ad indicazione geografica, testimoni della straordinaria qualità dell’offerta alimentare della nostra regione. Auspico che su questo tema, sebbene nel difficile passaggio che la crisi di Governo ha determinato, si possa costituire con determinazione, rapidità ed efficacia un percorso che veda il nostro Paese impegnato a fondo nella difesa dei principi su cui si basa un’alimentazione davvero sana e consapevole, attraverso le sue istituzioni e in stretta relazione con i nostri  rappresentanti presso il Parlamento europeo, dove fortunatamente cresce il numero dei Paesi membri critici sullo strumento proposto”.

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