Amarcord rubastino con la Mostra della Civiltà Contadina dell’Associazione “Ruvo 2.0”

Il vestibolo di Palazzo Melodia è forse troppo piccolo per accogliere la Mostra dedicata alla civiltà contadina, organizzata dall’Associazione “Ruvo 2.0”, ma non tanto da sottrarle fascino: in fondo, le case umili di un tempo erano piccole. In una sola stanza vi era il vissuto di un’intera famiglia, comprensiva anche di animali da cortile.

Inauguratasi ieri, in concomitanza con la prima serata della “Sagra del Fungo Cardoncello”, la mostra registra una buona affluenza che non si dovrebbe esaurire neanche nei prossimi giorni, fino al 20 novembre, quando essa chiuderà i battenti. Tra l’altro una mostra che ricorda “come eravamo” si armonizza perfettamente con lo spirito della Sagra, tesa non solo all’esaltazione dell’enogastronomia territoriale, ma anche al recupero delle antiche tradizioni, alla conoscenza della nostra storia.

Mariangela Pellegrini e tutti gli altri soci dell’Associazione “Ruvo 2.0” si sono prodigati nel cercare e trovare presso familiari, amici e rigattieri, oggetti antichi, custoditi con gelosia a testimonianza delle nostre radici. Molti di questi oggetti sono stati ereditati dagli stessi soci che hanno voluto mettere a disposizione dei ruvesi un pezzo della propria storia di famiglia.

Chi visita la mostra li vedrà esposti in ordine, secondo un percorso logico che parte dalla cucina fino a confluire nella camera da letto.

Una camera da letto che è stata ricostruita, con materassi in stoffa grezza imbottita di paglia, icone sacre d’obbligo alle pareti, lume a petrolio su console, cantero e catino di ceramica.

La mostra, almeno nella due giorni della Sagra, è stata valorizzata ulteriormente dalla presenza del casaro, Vittorio Caputi della Masseria Didattica Coppa, che preparava latticini e altri prodotti caseari offerti gentilmente ai presenti. Al centro, su un tavolo su cui troneggiava un curioso tostacaffè, la signora Grazia preparava “le strascenote”, perché un tempo tutte le donne che ambivano a sposarsi dovevano perentoriamente imparare quest’arte culinaria.

Salvatore Barile, fondatore dell’Associazione “Ruvo 2.0”, ha affermato l’importanza di questa mostra che contribuisce a diffondere la conoscenza del nostro patrimonio culturale e sociale. E non si esclude una prossima edizione.

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