AGRIVOLTAICO, IL BIO DISTRETTO DELLE LAME: “IL RISCHIO DI PERDERE NOI STESSI”
Quanto sta accadendo nei nostri oliveti merita una prioritaria attenzione da parte del nostro Bio-Distretto, dove questa coltura costituisce un caposaldo sociale, paesaggistico ed economico.
È inevitabile esprimere la nostra inquietudine di fronte alla sostituzione di impianti convenzionali con le cosiddette “consociazioni” fotovoltaico-olivo: a piante mature, modellate dal clima, dalla sapienza dei potatori e dalla genetica delle nostre cultivar, si rischia di sostituire un paesaggio agrario omologato, segnato da giovani impianti e da una trama di pannelli solari o peggio solo da pannelli solari.
Olio, Identità, Comunità
Per comprendere le ragioni delle nostre preoccupazioni circa la perdita di Identità che questo comporta, occorre partire da un presupposto essenziale: l’olio, così come ogni prodotto del Bio-Distretto, non è riducibile ad un mero “termine tecnico di alimento“, inteso come semplice sostanza destinata a fornire energia e nutrienti all’organismo.
Se fosse soltanto questo, andrebbero perdute tutte le sfumature di colori, profumi, sapori, forme e culture che attraversano l’agricoltura nel territorio del nostro Bio-Distretto. Verrebbe meno il legame profondo tra prodotto, paesaggio, storia e Comunità.
Lo scenario più plausibile è l’avvio di un processo involutivo che conduce alla progressiva cessione della “terra” ad altri e a logiche che non ci sono mai appartenute.
Quali saranno le conseguenze sociali? E quali quelle economiche? È su queste domande che dobbiamo assumerci la responsabilità di riflettere e agire, prima che sia troppo tardi.
La Terra non è una superficie
Non siamo solo preoccupati per il rischio concreto che incombe sulla nostra Identità e la nostra economia futura. Il disagio che proviamo di fronte a ciò che sta accadendo affonda le radici anche in un’altra questione: la “superficialità” — termine che scegliamo non a caso — con cui viene trattato il suolo.
Nelle analisi pianificatorie esso appare spesso ridotto ad un elemento bidimensionale, considerato unicamente come superficie disponibile, come spazio da occupare o da destinare a una funzione.
Il suolo è invece un organismo vivo, lungo tutto il suo profilo. Tanto che il Bio-Distretto delle Lame adotta una idea complessa di suolo, facendo riferimento a quanto suggerito dalla scienza che lo studia: esso assicura una serie di funzioni chiave dal punto di vista ambientale, economico, sociale e culturale; è un Habitat che custodisce la Biodiversità ed è la piattaforma dell’attività umana, oltre ad essere un elemento del paesaggio e del patrimonio culturale.
Energia e Agricoltura: una questione di misura
In virtù della nostra missione di sviluppare un progetto di Territorio e Comunità fondato su basi reali e non pregiudiziali, non possiamo ignorare che la disponibilità di energia a costi contenuti e a basso impatto rappresenta uno strumento concreto per realizzare la sostenibilità.
Non possiamo però cedere alla tentazione di credere che destinare superfici a ciò che non è Agricoltura rappresenti una soluzione per creare reddito per gli agricoltori e sviluppo sostenibile per la Società.
Siamo consapevoli che chi resta in campagna lo fa solo se essa garantisce una remunerazione.
Tuttavia, tale reddito deve derivare dai prodotti e dai servizi che valorizzano la <Terra>, senza doverla affidare a logiche esterne che, nel tempo, rischierebbero di comprometterne irrimediabilmente il suo ruolo di eccellenza nello sviluppo delle Comunità.
Sono altre le opportunità delle quali i nostri agricoltori hanno bisogno e su cui ci stiamo impegnando: promozione sui mercati, servizi alle campagne, disponibilità di acqua per le colture, brevetti tecnologici, facilità di dialogo con le istituzioni, snellimento burocratico; insomma, tutto quello che consente di svolgere il loro lavoro con dignità e autorevolezza. E, non meno importante, il riconoscimento, anche per tramite di sussidi diretti, del loro ruolo di “Custodi” di quel suggestivo sistema agro-zootecnico creato per secoli nel Mediterraneo e che oggi ci riconoscono in tutto il mondo.
Le nostre campagne sono già fonte di <energie positive> e non di <watt> per le nostre Comunità: producono paesaggio, vitalità e cura dei territori, alimentano la ritualità con i cicli produttivi, creano legami come accade per le Cooperative, animano le sagre e le fiere; è su questo che dobbiamo continuare testardamente a scommettere.
Non temiamo l’evoluzione tecnologica delle nostre Comunità, né il mutare dei paesaggi agrari. Gli agricoltori, da sempre, non sono soltanto custodi della terra ma anche artefici del paesaggio: lo modellano, lo interpretano, lo consegnano al futuro.
Il fotovoltaico trovi posizione anzitutto sui tetti delle città, sulle superfici già costruite, sulle aree degradate e abbandonate, su quei luoghi che hanno smarrito la loro vocazione agricola. Lì, dove la terra non genera più cibo, la produzione energetica può restituire senso e funzione ai luoghi.
Ma nei campi vivi, dove la fertilità della terra continua a trasformare il sole in nutrimento, il suolo non è un semplice supporto così come l’Agricoltura non è solo produzione: insieme, essi sono organismo, memoria, identità e promessa di futuro per le nostre Comunità.
Comitato Tecnico Scientifico Il Presidente Biodistretto delle Lame ETS Biodistretto delle Lame ETS
Benedetto Fracchiolla