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“A le tridece de febbrôre”, la terza edizione

Si articolerà in due giorni,  mercoledì 13 e sabato 16 febbraio, la terza edizione de “A le tridece de febbrôre”, rievocazione storica della partenza di tredici cavalieri francesi da Ruvo di Puglia alla volta dei territori di Barletta per combattere la celeberrima Disfida contro altrettanti cavalieri italiani. Era il 13 febbraio 1503 (anche se appassionati di storia locale anticipano gli avvenimenti al 16 febbraio del 1501-1502). Non solo: in quel giorno si svolse la Dedicazione della chiesa di San Rocco.

La rievocazione è organizzata dalla Confraternita Opera Pia San Rocco, in collaborazione con Pro Loco e Assessorato alla Cultura del Comune di Ruvo di Puglia e I Musicantalos.

Mercoledì 13 febbraio, alle ore 19.30, nella chiesa di San Rocco, sarà celebrata la Santa Messa da Monsignor Vincenzo Pellegrini con la partecipazione di figuranti in abiti d’epoca. Un banditore sfilerà per le vie della città accompagnato da musici e sbandieratori del gruppo Musicantalos.

Sabato 16 febbraio, alle ore 18.30, musici e figuranti si raduneranno in Piazza Castello – Matteotti. Alle ore 19.00, da Palazzo Melodia discenderanno i tredici cavalieri francesi, in abiti cinquecenteschi, che saranno presentati alla cittadinanza. Alle ore 19.30, il corteo storico sfilerà per le vie della città per ritornare, alle 21.00, in Piazza Matteotti. Alle 21.30, Monsieur La Motte si rivolgerà, esortandoli alla battaglia, ai tredici cavalieri prima di partire alla volta di Barletta.

Si narra che, prima della battaglia, i tredici francesi di guarnigione nel Castello – le cui vestigia si affacciano attualmente su Piazza Matteotti – ricevettero la benedizione di Monsignor Francesco Spaluzzi, vescovo della città, nella vicina chiesetta di San Rocco. Poi partirono verso i campi da cui sarebbero ritornati sconfitti.

Questi momenti sono incisi nella lapide marmorea posta sulla facciata del Castello, nel 1930, su cui si legge: «Da questa piazza – feudo dei francesi – Ruvo ne vide tredici in arcioni balzar fuori in un alba di febbraio per insultar d’Italia e armi e onore fremè tutta di sdegno e in ansie attese i tredici di Francia, conci e vinti tornaron sì a queste stesse mura, ma l’italo valor nei petti accese la grande speme che non venne meno d’una libera Italia unita e forte».

«Questa manifestazione – fanno sapere gli organizzatori – riveste un valore morale e sociale perché aggrega  giovani e adulti in un contesto organizzativo in cui tutti, volontariamente e con entusiasmo, collaborano per la migliore riuscita della stessa. È stato avviato un percorso di ricerca su libri e manoscritti antichi, italiani e stranieri,  che ha consentito l’approfondimento della conoscenza delle nostre radici, base del futuro di tutti».

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