Cronaca

45 ANNI FA LA STRAGE DI BOLOGNA, IL PROF. FERRIERI RICORDA IL COMMISSARIO DI POLIZIA PASQUALE JULIANO, RUVESE DI ADOZIONE

Nota del Prof. Angelo Ferrieri, Società di Storia Patria per la Puglia – Università degli Studi di Bari Aldo Moro.

Alle 10.25 di sabato 2 agosto 1980 un ordigno ad altissimo potenziale esplose nella sala di aspetto di seconda classe della stazione ferroviaria di Bologna.
L’esplosione provocò il crollo della struttura sovrastante le sale di aspetto e di trenta metri di pensilina. Investi anche due vetture di un treno in sosta al primo binario.
Le conseguenze dell’esplosione furono di terrificante gravità anche a causa dell’affollamento della stazione in un giorno prefestivo di agosto. Rimasero uccise ottantacinque persone, probabilmente ottantasei, oltre duecento furono ferite.
La città si trasformò in una gigantesca macchina di soccorso e assistenza.
Il Presidente della Repubblica, Sandro Pertini, giunto nel pomeriggio a Bologna, affermò: “Siamo di fronte alla impresa più criminale che sia avvenuta in Italia, al più grave attentato dell’Italia repubblicana”.
Quel giorno cominciò anche una delle più difficili indagini della storia giudiziaria.
L’iter processuale non è ancora concluso.
Ad oggi, sono stati condannati in via definitiva come esecutori materiali i terroristi neri dei NAR, Giusva Fioravanti, Francesca Mambro e Luigi Ciavardini, e per attività di depistaggio il capo della loggia P2 Licio Gelli, gli ufficiali dei servizi segreti, Pietro Musumeci, Francesco Belmonte e il faccendiere Francesco Pazienza.
In secondo grado è stato condannato anche Gilberto Cavallini per strage, nel processo ai mandanti sono stati condannati sempre in secondo grado Paolo Bellini, l’ex capitano dei Carabinieri Piergiorgio Segatel e Domenico Catracchia, ex amministratore di condomini in via Gradoli a Roma, accusato di false informazioni al PM, al fine di sviare le indagini.
Con la sentenza del 1^ luglio 2025, la Corte di Cassazione ha condannato in via definitiva all’ergastolo Paolo Bellini, ribadendo la condanna a sei anni per Piergiorgio Segatel e a quattro anni per Domenico Catracchia.

“Hanno fermato il tempo, ma non la verità”!

Il manifesto del quarantacinquesimo anniversario della strage alla stazione di Bologna che provocò 85 vittime e oltre 200 feriti è un po la sintesi di quest’anno importantissimo per l’associazione dei familiari delle vittime guidate da Paolo Bolognesi che, proprio sabato, passerà il testimone a Paolo Lambertini, rimanendo Presidente Onorario.
Con la sentenza Cavallini e poi su Paolo Bellini e le verità sui mandanti, depistatori e legami con altri eventi oscuri della storia d’Italia è stato un anno di svolta. Una strage organizzata e finanziata dai vertici della loggia massonica P2, protetta dai vertici dei Servizi Segreti italiani ed eseguita dai terroristi fascisti.
Poi ci sono diverse cose che sono emerse, continua Paolo Bolognesi, nel suo tipico tono colloquiale che ci è familiare, come il fatto che Vincenzo Parisi, capo della Polizia poi vicedirettore del Sisde, utilizzava gli appartamenti di via Gradoli tramite Domenico Catracchia, ex amministratore di quei condomini a Roma, per dare dei covi ai terroristi sia di destra che di sinistra, e questo fa pensare tante cose…”, spiega Paolo Bolognesi.
Ma al mosaico sulla strage della Stazione di Bologna manca ancora qualche tassello per essere completo.
“Mancano ancora, tutte le responsabilità politiche”, ammonisce, perché questa gente non lavorava da sola. Lavorava con degli impegni ben precisi da parte di gente, che erano sicuramente dei politici che permettevano di fare queste cose”. Nel complesso, però, Il Presidente Paolo Bolognesi, non può che tracciare un bilancio molto positivo dei suoi anni di mandato, ben ventinove, alla guida dell’ associazione dei familiari della strage della Stazione, parte dei quali in collaborazione con chi scrive, e con gli amici Giudici Ferdinando Imposimato e Giuliano Turone.
“Se pensate a come siamo partiti, il 2 agosto 1980, ricorda il forte ed autorevole uomo di Monghidoro, non sapevamo bene da che parte prenderlo, mentre oggi siamo arrivati addirittura a scoprire i mandanti della strage con un processo.
È una cosa incredibile”.
Per questo il risultato di quest’anno è eccezionale. Veramente importante non solo per i familiari delle vittime, ma per tutta la nazione. Credo che la Città di Bologna sia entusiasta, aggiunge Paolo Bolognesi, io la vedo sempre più partecipe e questo è molto importante”.
Per Paolo Bolognesi è grave il fatto che il direttore generale degli Archivi di Stato, Antonio Tarasco, che “ha fatto una direttiva che, di fatto, ostacola chi vuole leggere le sentenze sulle stragi. Sentenze che, ricordo, sono e devono essere pubbliche”.
Una affermazione che ben evidenzia una grave ed inaccettabile criticità operativa in sede scientifica, di storicizzazione.

Nella cerimonia odierna dedicata a tutte le Vittime della Strage della Stazione di Bologna, è doveroso ricordare il Commissario di Polizia, Pasquale Juliano, ordinario di Ostuni e Ruvese di adozione.
L’onesto e leale poliziotto (a cui è dedicata la “Storia dei Servizi Segreti”, opera dello Storico Giuseppe De Lutiis); che sin dalla primavera del 1969 con le sue indagini, aveva individuato i terroristi fascisti, che in quel di Padova, pianificavano le stragi, che da Piazza Fontana, 12 dicembre 1969, alla strage della Stazione di Bologna, 2 Agosto1980, hanno insanguinato l’Italia.

Pasquale Juliano fu perseguitato, tradito e lasciato solo, dai vertici piduisti della Polizia di Stato. Accusato in modo infamante di aver costruito delle prove false. Costretto a riparare a Ruvo di Puglia. Privato della divisa e dello stipendio.
Per essere poi prosciolto da ogni imputazione, dopo dieci anni di un ingiusto processo, e quindi riabilitato.
Morì colpito da infarto, in occasione di un convegno che avrebbe dovuto svolgersi a Brescia nella primavera del 1998, celebrativo dell’ anniversario della Strage di Piazza della Loggia.
Lo storico Giuseppe De Lutiis, volle consegnare al figlio Graziano, il plico ingiallito di quel tragico convegno, non più celebrato. In occasione della presentazione del suo volume.
In un convegno svolto nell’anno scolastico 2011/12, al Liceo Scientifico Statale Orazio Tedone di Ruvo di Puglia. Introduttivo del Progetto Miur: Memoria SAN, Rete degli archivi per non dimenticare.

 

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