SABATO 3 OTTOBRE SUOR LIBERATA PRONUNCERA' I VOTI PERPETUI

A cura di Ezia Ficco Balsamo.
Il 3 ottobre, alle ore 18 nella cattredrale di Ruvo di Puglia, suor Liberata pronuncerà i voti perpetui, consacrando la sua vita a Dio. Sarà un grande giorno di festa per tutta la comunità delle Figlie di Maria Ausiliatrice, per la comunità salesiana, per tutta la collettività.
Ma non possiamo partecipare alla sua gioia fino in fondo se non riusciamo a capire cosa spinga una giovane donna a fare una simile scelta oggi. Lo abbiamo chiesto a lei, a Suor Liberata.
La incontro un pomeriggio, nell’istituto Sacro Cuore, al primo piano. La scorgo in una delle aule in cui si sta svolgendo il doposcuola con bambini che scalpitano per andare in giardino a giocare a pallone piuttosto che studiare, ma lei ci sa fare.
Ci spostiamo in un ufficio, che lei poco sopporta, dice, perché non ci sono colori, è troppo serioso.
Raccontami di te, come è stata la tua vita prima di questa scelta.
Sono nata e cresciuta a Torre…in provincia di Napoli, a due passi da un oratorio salesiano, che ho frequentato solo fino alla fine della scuola elementare.
Sono sempre stata una credente, ma non praticante, nel senso che non andavo in chiesa. Ero una ragazza come tante, andavo a scuola, avevo tanti amici andavo in discoteca ed avevo il permesso di rientrare a casa al massimo alle due. Mi piaceva giocare a pallavolo ed ogni tanto andavo a giocare qualche partita nel campo dell’oratorio, ma a fine partita scappavo da lì, perché c’era sempre una suora che cercava di convincermi ad entrare in oratorio e fare l’animatrice…io, in mezzo alle suore!? Mai! Mi faceva pena vedere quelle suore: donne sole rinchiuse là senza una vita sociale, che male avevano fatto?
A 19 anni, prima degli esami di maturità, ho deciso di fare la cresima, perché poteva essere utile nel caso in cui qualche mia amica mi avesse chiesto in seguito di farle da testimone di nozze o da madrina di battesimo. Il corso di preparazione era tenuto da un frate francescano e, con mia grande sorpresa, mi è piaciuto molto, ma è durato solo una settimana.
Finiti gli esami di maturità, cercavo un lavoro e sono andata in questo grande oratorio dove si svolgeva l’Estate Ragazzi e si tenevano dei progetti in cui gli operatori venivano retribuiti con un piccolo contributo. L’esperienza ed il contesto mi sono piaciuti e così ho cercato di inserirmi, passavo ogni pomeriggio in oratorio dalle 3 alle 9, finchè non ho iniziato l’università. Quell’esperienza mi ha fatto scoprire il mondo intorno a me. Nel quartiere in cui sono cresciuta ci sono gravi problemi di degrado sociale, con la forte pressione della camorra di cui non mi ero mai resa conto perché la mia famiglia era una sorta di isola felice in cui regnava la serenità, c’erano valori forti, come l’attenzione e l’aiuto concreto ai più poveri e soprattutto mio padre teneva moltissimo alla nostra istruzione. In quell’oratorio ho scoperto la realtà dei ragazzi di strada e del disagio e me ne sono appassionata. Ho quindi iniziato il percorso di formazione come animatrice dell’oratorio.
E’ così che hai scoperto la tua vocazione?
Assolutamente no! Pensa che avevo iniziato ad andare a messa la domenica, ma solo in inverno, in estate vacanza. E comunque andavo a messa giusto per…
Tutto è successo nel 2003 quando è morto mio nonno ed io ero molto arrabbiata ed avevo smesso di andare a messa. Ho fatto un campo salesiano nei luoghi di Don Bosco a Mornese, Torino e Valdocco e sono rimasta sconvolta dal vedere che tutti i ragazzi erano felici ed io mi chiedevo perché io non provassi tutta quella gioia, eppure avevo tutto: motorino, amici, libertà, chiavi di casa, non mi mancava nulla, tranne la gioia. Avevo un vuoto dentro e non sapevo perché.
Girando tra quei luoghi mi colpivano sempre le immagini dei bambini di colore che in ogni casa salesiana trovavo esposti e soprattutto mi martellava in testa la frase di don Bosco “buoni cristiani e onesti cittadini”. Questa frase mi ha perseguitato e tornata a Napoli ho iniziato a fare cose che di solito non facevo: il biglietto per viaggiare in treno, indossare il casco in motorino, non andare più in tre sul motorino…
Ma quel tormento interiore, quel vuoto…avevo bisogno di placarlo e così ho iniziato a pregare, ad andare a messa a confessarmi. Ho ritrovato la serenità. Il mio luogo preferito era ormai l’oratorio. Tutto sembrava andare per il meglio, finché una mattina dopo la messa qualcuno mi ha detto “perché non ti fai suora?” ho risposto con un netto no, ma quel pensiero ha iniziato ad angosciarmi, mi martellava in testa e mi spaventava. Una sera ho cercato di scacciarlo affogandolo nella sangria, invano.
Allora ho iniziato a parlare con una suora e con un salesiano, forse il Signore voleva da me qualcosa in più che essere animatrice in oratorio, ma certo non suora, ed ho chiesto come poter andare in missione in africa. Mi hanno spiegato che bisognava fare un percorso di preparazione. Ho seguito un anno di preparazione con il VIS. I miei genitori non volevano che partissi per l’Africa, troppo pericoloso. Ho fatto il passaporto e le vaccinazioni di nascosto e con i soldi guadagnati col servizio civile ho comprato i biglietti per il Madagascar ho detto ai miei che partivo e sono andata.
Al mio ritorno una mattina ero con mia madre ed un vecchietto si ferma a salutarci e dice a mia madre che secondo lui dovrei farmi suora. Sono sobbalzata. Con mia madre ne abbiamo riso, ma a cena ho detto ai miei che volevo diventare suora. Inizialmente non mi hanno presa sul serio. Quando hanno capito che non scherzavo mi hanno ostacolata in ogni modo perché desistessi. Passata l’estate tutti pensavano avessi cambiato idea, finchè il 25 settembre del 2005 sono entrata in una comunità di suore per fare l’esperienza. I miei amici scommettevano che sarei tornata a casa dopo un mese, invece oggi sono qui e tra qualche giorno raggiungerò un traguardo che per me rappresenta una nuova partenza.
Perché proprio suora salesiana, Figlia di Maria Ausiliatrice?
In realtà il mio primo pensiero era rivolto alle suore di Madre Teresa ed ai poveri “beato chi ha fame e sete di giustizia”. Ma poi sono andata a fare una settimana di esercizi spirituali con altre ragazze che vivevano già in comunità salesiane e confrontandomi con loro e con le loro esperienze a contatto con realtà difficili, ho capito che la frase di Madre Teresa “i poveri sono ovunque” non mi invitava a partire ed andare lontano, ma a restare ed ho scelto di diventare una suora salesiana ed ovunque io sia stata fino ad oggi il Signore mi ha sempre mandato ragazzi da aiutare. E’ qui che voglio stare, ovunque ci siano dei ragazzi in difficoltà da aiutare.
Ora quel vuoto si è colmato?
Si, perché anche tra le difficoltà riesco a vedere il disegno di Dio che si compie e sento che la mano di Dio è sopra di noi. E’ magnifico.
Il mio santo di riferimento è San Paolo, perché in lui come in me è avvenuta una conversione.
Dai suoi occhi traspare tutta la gioia che ha dentro di sé per questa scelta di vita. Ora anche noi possiamo davvero partecipare alla sua felicità e farle tutti i nostri auguri perché possa sempre trovare in Dio la forza, il coraggio e l’entusiasmo per portare a compimento la sua missione.
Tanti auguri Suor Liberata.

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